giovedì 08 novembre 2007
di Matteo Sicuglia (Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino, 08/11/2007)
Capezzone lascia la poltrona «Governo morto». Voglio dimostrare che non tutta la politica fa parte della "casta" e che c'è ancora qualcuno pronto a fare scelte a proprie spese». Così l'ex segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, spiega le sue dimissioni da presidente della commissione Attività produttive di Montecitorio. L'annuncio e arrivato ieri con una lettera al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che contiene anche le dimissioni dal gruppo della Rosa nel Pugno. E quando la terza carica dello Stato informa l'Aula, scoppia la bagarre (fischi e applausi si confondono).
Da un lato esponenti della Cdl, come l'azzurro Maurizio Sacconi, che si complimentano con la decisione dell'ex radicale: «Lui sì è un vero liberale». Dall'altro, i parlamentari dell'Unione che, ironicamente, prendono atto della «coerenza» dell'onorevole rispetto al dissenso espresso da tempo nei confronti della coalizione di cui faceva parte.
Motivo della scelta?
«La maggioranza politica e il governo attuali – scandisce Capezzone – non esistono più».
Il suo è un giudizio netto...
«La situazione è sotto gli occhi di tutti, indipendentemente da quanto accadrà al Senato. Anche se il governo dovesse farcela, la sua azione è priva di vita».
Ci sono margini di recupero?
«Non ne vedo. Lo dimostra la Finanziaria di quest'anno. Dopo l'aumento delle tasse del 2006, sarebbe stato un buon segno restituire ai cittadini il cosiddetto tesoretto riducendo la pressione fiscale o il debito pubblico».
Invece, cosa è successo?
«La parola d'ordine una: "spendere". Si aumenta la spesa pubblica a dismisura per puntellare una maggioranza unita solo dal potere».
Qual è la via d'uscita? Nuove elezioni?
«La legge elettorale non può essere usata come un alibi per non votare mai. Bastano due settimane per verificare se esistono margini di accordo. Si può benissimo andare al voto a febbraio-marzo».
Nell'eventualità, da che parte starà? II centrodestra ha commentato positivamente le sue dimissioni...
«Guardi, al momento voglio portare avanti i temi del mio network "Decidere.net", quindi una politica che sia pronta a tagliare le tasse. Dialogherò con quanti condividono queste idee».
D'accordo, ma in concreto?
«Non c'è nessun progetto. È prematuro parlarne».
Quanto ha influito l'allontanamento graduale dai Radicali?
«Guardi, non è questo il punto e per quanto mi riguarda non voglio fare polemiche o lanciare accuse. Posso solo dire che la Rosa nel Pugno si è consegnata mani e piedi a Prodi. Peggio per loro, a cominciare da Pannella e Bonino. Tuttora, moltissimi Radicali sono convinti delle cose che dico e che faccio».
giovedì 8 novembre 2007
Capezzone: «Unione addio, sei già morta»
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Reclutare Capezzone
giovedì 08 novembre 2007
(Cronache de l'Indipendente, 08/11/2007)
Radicali: una possibile risorsa per la CDL
Scelta «saggia» o «sconfitta» del riformismo «volenteroso» che sia, la decisione di Daniele Capezzone di lasciare la presidenza della commissione Attività produttive della Carnera e il gruppo parlamentare della Rosa nel pugno ha una conseguenza obiettiva. Da oggi infatti l'ex segretario radicale naviga in mare aperto, dopo aver coerentemente tratto le dovute conseguenze della sua «distanza sempre più netta dell'Esecutivo» nel quadro di una maggioranza a suo giudizio dominata dalla «logica di sopravvivenza» e dalla incapacità di «svolgere alcuna funzione positiva». Tra i molti che hanno lodato la decisione - a suo modo nobile visto che Capezzone avrebbe potuto rimanere al suo posto almeno fino alla verifica di metà legislatura - è da segnalare in particolare ciò che ha detto Benedetto Della vedova.
Il radicale che si "buttò a destra” per scetticismo verso il progetto della Rosa nel pugno, ha lasciato infatti trasparire una tentazione diffusa: «Confido sul fatto che Daniele sappia trovare il modo di assicurare in futuro al centrodestra il suo apporto».
Il punto non é però "verso dove" Capezzone oggi vuol andare: assai più importante e invece capire se il centrodestra ha davvero intenzione di recuperare una personalità come quella, di offrirgli le motivazioni per interrompere la "veleggiata in mare aperto”. Non servirebbe, certo una nuova poltroncina, della quale Capezzone ha dimostrato di poter fare tranquillamente a meno. ci vorrebbe una forte proposta politica. Tragicamente, e proprio quel che oggi manca.
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Nucleare: gli altri hanno deciso
Fonte Wikipedya
Al 2007, Watts Bar 1, che divenne operativo il 7 febbraio 1996, è l'ultimo reattore commerciale entrato in funzione negli Stati Uniti. Questo fatto viene spesso citato come riprova del successo della campagna mondiale per il superamento dell'energia nucleare. A dispetto di ciò negli stessi Stati Uniti e in Europa l'investimento nella ricerca è continuato e alcuni esperti attualmente prevedono che la carenza di energia elettrica, l'aumento e l'esaurimento dei combustibili fossili, il riscaldamento globale e le emissioni legate all'utilizzo di tali combustibili, i livelli di controllo e di sicurezza raggiunti porteranno a una nuova domanda di centrali nucleari.
Molte nazioni restano particolarmente attive nello sviluppo dell'energia nucleare, tra le quali Giappone, Cina e India, tutte attive nello sviluppo della tecnologie sia veloce sia termica; la Sud Corea e gli Stati Uniti solamente nello sviluppo della tecnologia termica; e Sud Africa e Cina nello sviluppo di versioni di reattore nucleare modulare pebble bed (PBMR).
Finlandia e Francia perseguono attivamente programmi nucleari; la Finlandia ha in costruzione un nuovo reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata dell'Areva, che attualmente è in ritardo di due anni rispetto ai programmi. Il Giappone ha un attivo programma di costruzione di centrali nucleari con nuove unità divenute operative nel 2005. Negli Stati Uniti tre consorzi risposero nel 2004 alla sollecitazione dello United States Department of Energy riguardante il "Programma di Energia Nucleare 2010" e furono compensati con fondi per la costruzione di nuovi reattori, tra cui un reattore di quarta generazione VHTR concepito per produrre sia elettricità che idrogeno. Nei primi anni del ventunesimo secolo l'energia nucleare ha destato particolare interesse in Cina e India per sostenere il loro rapido sviluppo economico; entrambe stanno sviluppando reattori riproduttori rapidi.
La politica energetica del Regno Unito riconosce la probabile futura carenza di approvvigionamento energetico, che potrà essere colmata dalla costruzione di nuove centrali nucleari o prolungando il tempo di vita degli attuali impianti esistenti.
Il 20 dicembre 2002 il Consiglio dei Ministri bulgaro si espresse favorevolmente alla ripresa della costruzione della centrale nucleare di Belene. Le fondamenta dell'impianto furono poste nel 1987, però la costruzione fu abbandonata nel 1990, con il primo reattore pronto al 40%. Si prevede che il primo reattore divenga operativo nel 2013, e il secondo nel 2014.
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Daniele Capezzone si dimette dalla Presidenza della Commissione e dal Gruppo della RNP
mercoledì 07 novembre 2007
In una conferenza stampa tenuta oggi alla Camera, Daniele Capezzone ha annunciato le sue dimissioni dalla Presidenza della Commissione Attività produttive e dal Gruppo della Rosa nel Pugno, inoltrando la richiesta di aderire al Gruppo Misto. Di seguito la lettera inviata da Capezzone al Presidente della Camera Bertinotti e ai presidenti dei Gruppi della RNP e Misto.
Alla cortese ed urgente attenzionedel Presidente della Camera dei Deputati
e, per doverosa e opportuna conoscenza,al Presidente del Gruppo parlamentare della Rosa nel pugnoe al Presidente del Gruppo parlamentare misto
Roma, 7 novembre 2007
Signor Presidente,
vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose.
Questo è a maggior ragione necessario ed opportuno se riteniamo che non tutto sia “Casta”, e che sia invece ancora possibile -anche in Italia- vivere l’impegno politico e civile come momento alto, nel quale il piano delle convinzioni non sia sovrastato da quello delle convenienze, dei tatticismi, dei piccoli calcoli di parte o personali.
E’ anche un messaggio per le generazioni più giovani, affinché non perdano la speranza di contribuire a costruire un Paese diverso, più moderno, più libero, e non rinuncino -magari comprensibilmente nauseati, distanti, indifferenti- ad un impegno diretto in una politica che vivono come lontana e, in ultima analisi, infrequentabile.
Nel nostro Paese, l’istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: le dimissioni vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma -nella maggior parte dei casi- non si presentano, non si danno. E prevale, anche nei luoghi teoricamente meno sospettabili, un tetragono attaccamento al potere, o alle briciole di potere più o meno fragilmente e provvisoriamente conquistate.
Tutto ciò premesso, Le scrivo per comunicarLe le mie dimissioni dalla Presidenza della Commissione attività produttive della Camera.
Il motivo di questa mia decisione è molto semplice: considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l’assetto politici che determinarono anche quella mia elezione. Qualunque cosa accada infatti al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza -di fatto- non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l’attuale Governo, ma l’attuale maggioranza politico-parlamentare.
Come Lei ricorderà, sin dalla legge finanziaria dell’anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall’Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o “segnali”, ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente.
Mi pare infatti che in tanti, in troppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell’esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese: di qui, la mia decisione. E aggiungo che la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle …italiane). Bastano pochi giorni, al limite alcune settimane, per capire se esiste davvero la volontà politica comune di cambiare la legge: dopo di che, le forze politiche farebbero bene a non protrarre un’agonia al solo scopo di cercare di togliere agli elettori la possibilità di decidere.
E la mia preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell’accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica. Non io o personalità a me vicine, ma autorevoli economisti non certo ostili all’attuale maggioranza, hanno parlato di “tax push”: è il ben noto meccanismo per cui, quando le entrate fiscali aumentano, queste risorse aggiuntive vengono subito spese, rendendo ancora più vasta la voragine della spesa pubblica. E questo è il punto drammatico: proprio dopo un anno di pressione fiscale (a mio avviso, lo ripeto ancora, eccessiva e sbagliata: e oggi lo riscontriamo in termini di mancata crescita), quando ci si rende conto di avere denaro in cassa, anziché usarlo per ridurre fortemente le tasse o il debito pubblico, che si fa? Si spende, si spende, si spende.
Per tutte queste ragioni, dunque, lascio la Presidenza della X Commissione della Camera. E’ stato per me un autentico onore presiederla, in questo anno e mezzo. Desidero ringraziare tutte e tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo lavorato in modo a mio avviso ammirevole, pur in un contesto politico così poco facile. Mi auguro che i cittadini possano sapere (lo ripeto: anche in condizioni politicamente negative) quale e quanto sia l’impegno di tanti parlamentari, e quale sia stata -non di rado- la capacità dei diversi gruppi di misurarsi in Commissione in una sfida in positivo nella direzione liberale e riformatrice. Con autentica gratitudine rivolgo il mio pensiero anche alle funzionarie e ai funzionari della Commissione e del Servizio studi, esempio di una eccellenza professionale, oltre che di una straordinaria disponibilità personale, che onora il Parlamento della Repubblica, e che non potrò dimenticare. E lo stesso vale per tutte e tutti i dipendenti della Camera che ho incontrato in questi mesi, ad ogni livello: esempi di professionalità e correttezza assolute.
Mi permetto di affidare a Lei e al Presidente del Senato un frutto importante di questo lavoro di Commissione: è la proposta di legge bipartisan, di cui ho l’onore di essere primo firmatario, per l’apertura immediata delle imprese, per la sburocratizzazione, e per un nuovo rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione. L’abbiamo approvata a vastissima maggioranza sia in Commissione che in Aula alla Camera; al Senato è passata sostanzialmente all’unanimità in Commissione, con lievi modifiche, ed è ora già calendarizzata in Aula al Senato. Basterebbe pochissimo al Senato, e davvero poco di nuovo alla Camera (sarebbe forse, in tempi netti, un lavoro di poche ore!) per condurre in porto un provvedimento che è atteso dal mondo produttivo e da tanti cittadini. Lavorerò con tutto me stesso, con tanti altri colleghi di ogni appartenenza, perché questo obiettivo di riforma possa essere centrato.
Contestualmente alle mie dimissioni da Presidente di Commissione, comunico anche la mia decisione di lasciare il Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno, e di chiedere di aderire al Gruppo misto. Il Gruppo della Rosa nel pugno sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l’appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura “a prescindere”…) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza.
Grazie, e un cordiale saluto.
Daniele Capezzone
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